Pensa al raggiungimento di un perfetto equilibrio fra soggiorno turistico, esperienza indimenticabile, bagno nell'arte, lusso, unicità, originalità. Pensa a "Vento" di Luisa Valentini, a "I ritratti" di Claudio Benoffi, alle " Luci del Mare" di Oscar Piattella, a "Le stagioni" di Franco Fiorucci. Pensa di poter scegliere fra 63 stanze tutte assolutamente uniche dove ben 75 artisti si sono sbizzarriti fra ferro, plexiglas, resina e dripping, decoupage.....
Sei a Pesaro. Sei all'Alexander Museum Palace Hotel.
I quadri che più mi hanno colpita, e che non avevo mai avuto occasione di vedere, sono stati: "La Magie Noire" del 1945 che ha chiara trama Surrealista ( una donna a metà fra terra e cielo con un corpo "reale" nella parte inferiore e magistralmente dipinto di azzurro nella parte superiore, che si perde fra le nuvole quasi la carne aspirasse verso l'alto, allo spirito, un richiamo naturale al cielo ed all'immagine ricorrente nelle sua opera della nuvola) e "Les Graces Naturelles" del 1961 dove foglie ed uccelli compongono un elemento plastico straordinario nella nitidezza dei colori smeraldo e blu, il suo blu, unico ed emozionante.
Deludente invece l'impianto luci di Palazzo Reale a Milano che a mio avviso non valorizza assolutamnte una mostra potenzialmente molto, ma molto più godibile.
Da non perdere, comunque. Fino al 29 marzo 2009.
www.saadiyat.ae
L'idea di chiamare la città della cultura Saadiyat, ossia felicità, è di per sé sintomatico e sottende l'idea che vivere la cultura, produrre cultura, costruire cultura renda felici. "Cultural Vision" is far beyond DSF (Dubai Shopping Festival)- che, tra parentesi, inizia dopodomani e perdurerà fino a metà febbraio e beato chi ci va...-.
La mia insofferenza per la gorizianità nasce proprio dal rigetto nei confronti dell'ottusità mentale di chi mi sbeffeggia per l'entusiasmo che provo nel voler vivere in un luogo tanto vecchio quanto me. 37 anni fa è nata una nazione (UAE) che ha saputo trasformare la sabbia e l'oro nero in Cultural Vision. Non è una questione di soldi, è una questione di progettualità.
Ho conosciuto Michelina circa un anno fa ed immediatamente sono stata conquistata dalla luminosità del suo sguardo, dalla dolcezza del suo sorriso. Occhi azzurro cerulei a volte sottolineati da un sottile tratto di matita ed un rapido cenno di rimmel fra le ciglia. Madre di cinque figli, coraggiosa, determinata, affettuosa. Dedica ai suoi figli una raccolta di poesie autentiche, vere, come vera è la vita di una madre che ama profondamente le sue creature
"(....) i miei bambini piccoli
oggi uomini
o quasi
e capisco
ciò che conta
il presente
e sono contenta
di esserci".
Edizioni Italo Svevo- Trieste
Ho acquistato il romanzo di Annapaola incuriosita dal suo iter personale e professionale e per un certo campanilismo: nata a Gorizia (la mia città) nel '79, è psicologa ricercatrice ed una fan sfegatata di Star Trek. Ho approfittato di cinque lunghe ore in treno verso Milano per leggere il suo "Caro agli dei", presentato in precedenza all'interno della festa della cultura "Care Cassandre" di una decina di giorni fa.
Forse non avrò modo di reincontrare Annapaola ma se sentissi il bisogno di rivolgermi ad una psicologa, ora saprei esattamente a chi telefonare.
Se siete in zona, e soprattutto se non lo siete, fate il l'impossibile per visitare la mostra ANAKRONOS di Roberto Kusterle presso la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia. Fino al 24 novembre 2008.
"Ed è nella sua aggressiva dolcezza che aumentano le distanze tra ego e mondo e l'emozione si avvicina alla consapevolezza"- (Alberto Princis)
Il tutto parte di _Letteratura Arte Cinema Scienze e altre danze delle idee -CARE_CASSANDRE- Festa della Cultura
www.exborder.it
Ho un vecchio pc portatile che adoperavo assiduamente più di tre anni fa, ormai. Non lo uso da allora, da quando non ho più a casa mia la linea telefonica fissa. Riaccenderlo significa poter rileggere i documenti e le e-mail ferme al 2004- 2005. Tutto conservato intatto, nella perfezione e pulizia, nella nitidezza senza tempo firmata Microsoft. Non è come sfogliare un vecchio libro sgualcito dal tempo o spulciare nel diario datato o riprendere in mano vecchie lettere. E non è neppure come andare nell’archivio di un computer aggiornato e, semplicemente, aprire un file di due anni fa. La sensazione (almeno la mia) è del tutto diversa. In questo pc il tempo si è fermato ed è come se “non sapesse” che siamo nel 2008. Come poter cliccare “Rewind” senza però poter cliccare “Fast Forward” perché il “Forward” per lui non esiste. Il “futuro trascorso”, il “dal – al” non c’è, lui è fermo all’ultimo “presente”. E così lo sono i racconti delle “vite degli altri”, nella posta.
Vivi e vividi ma non più attuali.
Quest’influenza non mi lascia in pace. E quando ho l’influenza guardo film.
“La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo
Riconoscimenti:
Leone D’Oro Venezia 1966
Nastro d’Argento nel 1967 per migliore produzione, la migliore regia e la migliore fotografia in bianco e nero
Nomination all’Oscar nel 1966 per il miglior film straniero
Il 7 ottobre 1957 i parà del Colonnello Mathieu stanno per far saltare in aria il rifugio di Ali La Pointe, unico superstite – con la famiglia- del Fronte di Liberazione Nazionale nella città di Algeri.
Non è un film manicheo, dove i buoni sono tutti da una parte ed i cattivi tutti dall’altra.
Pontecorvo, pur essendo legatissimo all’aderenza alla realtà, riesce a creare una storia nella storia.
Il punto centrale è sì la
lotta degli Algerini contro la dominazione francese ma straordinaria
è la delineazione dei due personaggi chiave: il Colonnello e
Alì.
Il film rappresenta in modo documentaristico i “fatti storici” ma va molto più a fondo e mostra come un grande momento storico di cambiamento, di rivoluzione trasformi, suo malgrado, chi ne è partecipe e ne modifichi le posizioni, le scelte, le azioni.
Il Colonnello sussume il meglio della cultura e preparazione francese dell’epoca: uomo colto, di civiltà borghese, intelligente, acuto, pluridecorato per essersi distinto durante la resistenza antinazista. Alì La Pointe sussume il peggio dell’uomo: analfabeta, ottuso, sfruttatore di donne, spacciatore. Eppure il contatto con la Storia ribalta le posizioni dei due riabilitando in qualche misura Alì, portandolo a combattere nella e per la Casbah e corrodendo la solidità del Colonnello, sceso dal piedistallo iniziale, mostrando senza veli le scene impietose della tortura, ad esempio. Questo lento scendere e salire dell’uno e dell’altro rispettivamente sul piano morale e comportamentale non dipende dall’ individualità ma dalla Storia, sono i fatti di Algeri a trascinarli nelle direzioni loro naturalmente opposte.
Indimenticabile la posizione lucida del Colonnello di fronte all’incalzare delle domande dei giornalisti francesi: “Ed ora pongo io a voi una domanda. Deve la Francia restare ad Algeri? Se la risposta e sì, dobbiamo accettarne tutte le necessarie conseguenze”.
Il dvd contiene uno strepitoso reperto di Studio Luce:
“La rivolta è esplosa in una chiara e solatia mattina di domenica.(….) Scontri aspri e cruenti. (….)
Due opposte posizioni: integrazione del Paese alla Francia, come chiedono gli Europei d’Algeri o principio di autodeterminazione sostenuta da De Gault.” Da ascoltare, oltre che da vedere, quell’inconfondibile voce cadenzata.
Cosa fa uno quando ha l'influenza? Dormicchia, prende l'aspirina, beve il thè con i biscotti, legge il giornale. Nel mio caso approfitto per guardare film che in condizioni psicofisiche "normali" lascerei puntualmente (e stupidamente) da parte. Ieri: giornata di sole magnifica. Sfiga: raffreddore potente, febbre, male di testa. Ottima situazione per gustarsi finalmente IL CAPPOTTO di Alberto Lattuada. Adattamento del racconto di Gogol': IL MANTELLO (ossia una mantella militare indossata nell'800 dagli impiegati comunali russi che portavano l'uniforme). Interpretato da Renato Rascel, Ivonne Sanson e Giulio Stival, fra gli altri. Lo scrivano di San Pietroburgo che, zelante, ricopia tutto quello che gli viene dettato, è rappresentato nel film di Lattuada dal personaggio di Carmine De Carmine, impiegato comunale di una Pavia nebbiosa e fredda negli anni '30 del '900. Straordinaria la figura del Sindaco, prolungamento del "pezzo grosso" gogoliano e commovente il sarto che disegna e confeziona il cappotto. La bravura di Rascel lascia senza parole e ti vien voglia di rivederlo ancora perchè forse ti sei perso qualche dettaglio.
Domenica ai castelli di Strassoldo:
ancor oggi abitati dalla famiglia che li fece costruire più di mille anni
fa, hanno spalancato i battenti per l’undicesima edizione della manifestazione “In Autunno: Frutti, Acque e Castelli”.
Ha giocato a favore di tutti i visitatori anche la splendida giornata di sole. In particolare per conoscere artigiane di grande bravura, originalità ed estro nel confezionare gioielli e bigiotteria di rara bellezza
on Magritte: Il mistero della natura