Se siete in zona, e soprattutto se non lo siete, fate il l'impossibile per visitare la mostra ANAKRONOS di Roberto Kusterle presso la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia. Fino al 24 novembre 2008.
"Ed è nella sua aggressiva dolcezza che aumentano le distanze tra ego e mondo e l'emozione si avvicina alla consapevolezza"- (Alberto Princis)
Il tutto parte di _Letteratura Arte Cinema Scienze e altre danze delle idee -CARE_CASSANDRE- Festa della Cultura
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Ho un vecchio pc portatile che adoperavo assiduamente più di tre anni fa, ormai. Non lo uso da allora, da quando non ho più a casa mia la linea telefonica fissa. Riaccenderlo significa poter rileggere i documenti e le e-mail ferme al 2004- 2005. Tutto conservato intatto, nella perfezione e pulizia, nella nitidezza senza tempo firmata Microsoft. Non è come sfogliare un vecchio libro sgualcito dal tempo o spulciare nel diario datato o riprendere in mano vecchie lettere. E non è neppure come andare nell’archivio di un computer aggiornato e, semplicemente, aprire un file di due anni fa. La sensazione (almeno la mia) è del tutto diversa. In questo pc il tempo si è fermato ed è come se “non sapesse” che siamo nel 2008. Come poter cliccare “Rewind” senza però poter cliccare “Fast Forward” perché il “Forward” per lui non esiste. Il “futuro trascorso”, il “dal – al” non c’è, lui è fermo all’ultimo “presente”. E così lo sono i racconti delle “vite degli altri”, nella posta.
Vivi e vividi ma non più attuali.
Quest’influenza non mi lascia in pace. E quando ho l’influenza guardo film.
“La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo
Riconoscimenti:
Leone D’Oro Venezia 1966
Nastro d’Argento nel 1967 per migliore produzione, la migliore regia e la migliore fotografia in bianco e nero
Nomination all’Oscar nel 1966 per il miglior film straniero
Il 7 ottobre 1957 i parà del Colonnello Mathieu stanno per far saltare in aria il rifugio di Ali La Pointe, unico superstite – con la famiglia- del Fronte di Liberazione Nazionale nella città di Algeri.
Non è un film manicheo, dove i buoni sono tutti da una parte ed i cattivi tutti dall’altra.
Pontecorvo, pur essendo legatissimo all’aderenza alla realtà, riesce a creare una storia nella storia.
Il punto centrale è sì la
lotta degli Algerini contro la dominazione francese ma straordinaria
è la delineazione dei due personaggi chiave: il Colonnello e
Alì.
Il film rappresenta in modo documentaristico i “fatti storici” ma va molto più a fondo e mostra come un grande momento storico di cambiamento, di rivoluzione trasformi, suo malgrado, chi ne è partecipe e ne modifichi le posizioni, le scelte, le azioni.
Il Colonnello sussume il meglio della cultura e preparazione francese dell’epoca: uomo colto, di civiltà borghese, intelligente, acuto, pluridecorato per essersi distinto durante la resistenza antinazista. Alì La Pointe sussume il peggio dell’uomo: analfabeta, ottuso, sfruttatore di donne, spacciatore. Eppure il contatto con la Storia ribalta le posizioni dei due riabilitando in qualche misura Alì, portandolo a combattere nella e per la Casbah e corrodendo la solidità del Colonnello, sceso dal piedistallo iniziale, mostrando senza veli le scene impietose della tortura, ad esempio. Questo lento scendere e salire dell’uno e dell’altro rispettivamente sul piano morale e comportamentale non dipende dall’ individualità ma dalla Storia, sono i fatti di Algeri a trascinarli nelle direzioni loro naturalmente opposte.
Indimenticabile la posizione lucida del Colonnello di fronte all’incalzare delle domande dei giornalisti francesi: “Ed ora pongo io a voi una domanda. Deve la Francia restare ad Algeri? Se la risposta e sì, dobbiamo accettarne tutte le necessarie conseguenze”.
Il dvd contiene uno strepitoso reperto di Studio Luce:
“La rivolta è esplosa in una chiara e solatia mattina di domenica.(….) Scontri aspri e cruenti. (….)
Due opposte posizioni: integrazione del Paese alla Francia, come chiedono gli Europei d’Algeri o principio di autodeterminazione sostenuta da De Gault.” Da ascoltare, oltre che da vedere, quell’inconfondibile voce cadenzata.