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Finalmente un week end di stimolo intellettuale. Grazie ad Alberto Princis. La Festa della Cultura DIS _ ORIENTI mi si addice molto. Non solo perché sono dis _ orientata -e questo è un fatto - ma perché affronta tematiche che sento davvero vicine. Ieri grossa delusione. La presentazione del libro “Vicini da Morire” di Pino Corrias sulla strage di Erba. Oggi grande emozione. La conversazione tra Luigi Perissinotto (docente di Filosofia del Linguaggio all’Università di Venezia) e Silvio Cumpeta, (filosofo e poeta, oltre che storico e narratore) dal titolo: “Perché orientarsi”? La ragione per cui ho seguito rapita la loro conversazione è duplice. Da un lato perché Perissinotto è uno dei massimi studiosi di Wittgenstein e io con Wittgenstein ho litigato parecchio ai tempi dell’Università. Per modo di dire …. Insomma: un mattone. Non ho superato al primo colpo l’esame di semantica centrato sul suo fucking “Tractatus“. Anzi, se non ricordo male, credo di averlo tentato due volte. Mi stroncavano sempre. Vi sfido a leggerlo. Dall'altro lato perché mi sono davvero divertita ad ascoltare l’intervento di Perissinotto alla presentazione di Corrias. Il titolo del suo libro “Vicini da morire“, almeno in me, aveva generato curiosità e grandi aspettative e pensavo l’autore affrontasse il tema della strage di Erba da un punto di vista più psicologico e sociologico che cronachistico - investigativo. Inotre, e non me ne voglia Tonino Barba, ma la sua introduzione era piuttosto noiosetta. Ad un cero punto, quando si discuteva il perché e il per come dell’efferato pluri omicidio dei coniugi, Perissinotto interviene e, fra le altre cose, chiede: “ Ma perché occuparsene?”. Un minuto di gelo. Sì, perché la domanda sembra proprio voler distruggere il giornalista ed il suo minuzioso lavoro. In realtà, al di là dell’ovvia provocazione (almeno questa è la mia lettura), immagino Perissinotto si riferisse al fatto che dovrebbe occuparsene la magistratura . Ho detto: “Questo è un gran figo!”. Ed oggi infatti non mi ha deluso. Per quanto l’approccio all’orientamento (la filosofia vista come capacità di orientamento) di Perissinotto e quello di Cumpeta fossero davvero diversi ed egualmente dis_orientanti, ho sentito bollire il sangue. Fa bene svitare la ratio, dormienti come siamo. Grazie Alberto.
Aperitivo domenicale al Golf Club di Capriva con un mio adorabile compagno di merende, Luca, che quando ci vediamo (per fortuna circa una volta all'anno) finisce molto male. Povero fegato......
Quelli bravi, invece, che si svegliano la mattina presto e vanno a dormire presto perchè il giorno dopo, loro, giocano, se ne stanno fra i vigneti. In effetti è difficile biasimarli: il Collio goriziano tinto dai colori caldi dell'autunno è assolutamente splendido. Resta il fatto che io preferisco di gran lunga la barriera corallina del Mar Rosso. Ubi maior, minor cessat.
Hanno creato il poster più grande al mondo. Ad Abu Dhabi, of course. Campagna di beneficenza a
favore della CROCE ROSSA.
Tutti possono partecipare inviando la propria fotografia attraverso il sito di SOROUH così la tua faccia verrà spiaccicata sul mega poster qui a fianco.
Ogni foto caricata donerà un dollaro alla Croce Rossa.
Send! Send! Send!
"Prenez soin de vous" ("Prenditi cura di te").
La scritta campeggia all'ingresso del Padiglione Francia. L'opera di Sophie Calle è composta da 165 fotografie, testi ed immagini, tutti legati ad una lettera d'amore, una lettera dolorosa. Calle presenta 165 immagini di donne che leggono la stessa lettera e la interpretano, la vivono, la comunicano in modo diverso. Donne giudice, sociologhe, capitano di polizia, storiche, sessuologhe, cacciatrici di teste, tanto per nominarne alcune. E alle foto che le ritraggono durante la lettura, nei luoghi più diversi, seguono filmati delle stesse donne che la interpretano e gigantografie degli appunti, diverse versioni della stessa lettera in linguaggi diversi, dal brail alla stenografia, dalle lingue diverse alle grafologie più diverse. Eppure della stessa lettera si tratta. Il tutto risulta estremamente eterogeneo ed affascinante e, a mio modo di vedere, trasforma l'unicità della lettera disperdendola nella moltiplicità dei punti prospettici. Punti di vista femminili.
Buren è il coordinatore della mostra.
Insieme al padiglione Russia, di cui prima, decisamente qui un altro momento di grande emozione.
Padiglione Russia
Musica di Wagner tuona e si ferma, corpi androgini indossano abiti militari in pose che rievocano la scultura classica, religiosa, l' iconografia della salvezza. Paesaggi post atomici, animazione minuziosa, drammatica, surreale. Fra la pulizia metafisica di De Chirico, la terra di Siena di molti Dalì mixati a Mad Max hollywoodiano, con chiari riferimenti alle opere di Michelangelo.
Autori: AES+F (Tatiana Arzamasova, Lev Evzovich, Evengy Svytasky + Vladimir Fridkes)
STRAORDINARIO
Il secondo piano di Palazzo Grassi ospita “Extracurricular activity project reconstruction (domestic scene)” di Mike kelley, americano di Los Angeles, classe 1954. Avvicinarsi all’arte concettuale non è semplice. ("Cos te va a vedèr? Cessi picai?" - riferendosi a Duchamp- diceva mio padre......) Soprattutto perché condizionati - volenti o nolenti - da anni di fruizione del figurativo che rimane base fuorviante ma sedimentata dell’approccio classico alla visita al museo. Siamo cioè abituati ad entrare in una sala per ammirare un’opera che è ciò che mostra, ma quando l’opera non è ciò che mostra, ed anzi è destrutturata, scomposta in video, suoni e macroinstallazioni, l’iter fruitivo diviene davvero complesso. Tutti i sensi ( e dunque non solo la vista), zone profonde della sfera emotiva, vengono sollecitati. Detto questo, io giudico i risultati ed ammetto che da anni non provavo uno scossone interiore simile in una sala museale come quando mi sono imbattuta nell’opera di Kelley. Entri in un enorme salone ma ti ritrovi schiacciato verso la parete di destra. Lo sguardo si sposta velocemente da due immagini di teatro incorniciate ( seppia, bianco e nero che sembrano tratte da una piece di Tennessee Williams, alla Tram del desiderio, per intenderci) al video. Su plasma screen che pare dar vita a quelle immagini. Sono stata calamitata dal dialogo crudo, veloce, violento tra i due personaggi. Uno non ricorda come sia finito in quella stanza e l’altro, dominante, crudele, sadico, lo induce a poco a poco a comprendere la condizione di suo puro oggetto sessuale. Ad un certo punto la “vittima” chiede di poter sfiorare almeno una volta una scultura posta al centro della stanza. “What’s that THING?”- chiede mesto. E l’altro, infervorato, urla: “This is not a thing, YOU are the THING!” -umiliandolo. Tu sei la cosa, tu sei l’oggetto, riducendolo proprio a corpo usabile ed ideale perché privo di memoria e dunque debole. Il cortometraggio si conclude con “YOUR ASS IS MINE” - slogan che per altro proporrei a quelli di De Puta Madre per le loro magliette oscene!-. Superato un corridoio ci si ritrova di botto in un ambiente che ripropone pari pari la stanza del video. E ti prende l’angoscia. Non ci sono gli attori in scena, ma il timore della sodomia alle spalle resta. Potente il senso claustofobico. La genialità sta nell’epifania finale. Sì, perché in realtà tale ambientazione è tratta da quella di una recita scolastica (vedi i quadri all’ingresso) che non ha nulla a che vedere con le tematiche sviluppate nel video. Cioè la storia gay viene da Kelley rovesciata in un contenitore -stanza che non le appartiene affatto. Ecco quindi un ulteriore senso di spaesamento e la certezza di voler uscire da quella stanza il prima possibile. BLOODY MARVELLOUS.
Con una cantina vini a dir poco emozionante, ricavata fra mura etrusche, La Taverna di S. Giuseppe vi regala un'esperienza enogastronomica indimenticabile.
Accoglienza familiare, gentilezza e simpatia tipicamente toscana, con la "CH" aspirata, carne chianina DIVINA e funghi porcini troppo buoni.
Non vedo l'ora di tornarci........
Ricorrono quest'anno i 50 anni della Collezione Palio che Pucci presentò, con grande successo, alle sfilate nella Sala Bianca di Palazzo Pitti.
"Può sembrare strano che abbia scelto un tema così remoto per il mio lavoro che ha un sapore così moderno, ma io, artigiano fiorentino di oggi, mi sento molto vicino agli artigiani del Tre e del Quattrocento ed è proprio l'elemento medievale del Palio con la sua ricchezza di motivi geometrici e di colore che mi ha affascinato"- così diceva Pucci nel comunicato stampa di allora.
In collaborazione con il Comune di Siena e con la Fondazione Archivio Emilio Pucci di Firenze, fino al 9 settembre a PALAZZO SQUARCIALUPI a Siena potete visitare una mostra straordinariamente evocativa.
Ci credete? Alle coincidenze, intendo. Io sì, anche perché me ne capitano talmente spesso che non posso fare a meno di fermarmi a riflettere sul come e sul perché. Mental masturbation? Maybe. Maybe not. Mi riferisco ad esempio al fatto che a giorni andrò a fare dei colloqui di lavoro in Toscana e, sfogliando Panorama, c’è un inserto dal titolo “Le mille anime di un mito. Viaggio nel Chianti.”. Continuo a sfogliare e ridacchio un po’ perché c’è un altro reportage dedicato ad ABU DHABI, dove ho vissuto per un anno. Interamente dedicato ai risultati di City Scape, l’exibition di architettura cui ho partecipato diversi mesi fa e di cui ho già parlato in questo blog il 19 MAGGIO, pubblicando più o meno le stesse fotografie. Anzi, scriverò una mail civettuola a Panorama sottolineando che le notizie di cui trattano non sono proprio “freschissime” …. CITYSCAPE risale a maggio, appunto!!!!! Siamo a fine agosto!!!!!!! Eh eh eh....... l'immagine qui sotto ad esempio ritrae un progetto che si ispira al monumento inglese di Stonehenge.
"Le serie Usa hanno unificato l'immaginario quasi più di quanto fece la Bibbia nel passato. esagerazione? Forse no. Nulla racconterà ai posteri questi tempi quanto le serie di film pensati per la TV che sono diventati veri regni della fantasia [...]"
" Perchè questa passione totale? Forse perchè ogni aspetto della nostra vita può essere osservato nelle sue evoluzioni attraverso fulminanti intuizioni che trapelano dalle serie TV [....]".
Da "Perchè siamo tutti pazzi per le fiction"
di Gianluca Nicoletti su Flair
In effetti, solo per citarne alcuni, io guardo "RIS. Delitti imperfetti", CSI Miami, CSI New York, NCIS (che però amo meno), ma in particolare adoro NIP/TUCK che trovo straordinariamente cinico e sensuale anche quando i baby sitter nani fottono le mogli dei chirurghi frustrati.
Ho noleggiato "Ho voglia di te" ieri sera al Blockbuster e "La cena per farli conoscere". Nel primo Scamarcio grugnisce rimanendo comunque sexy e rimanendo comunque l'unico vero motivo per cui valga la pena perdere del tempo a guardare quel film. Altro motivo forse gli splendidi scorci di Roma dove anacronisticamente ti fanno credere che si possa ancora scanzonatamente "far l'amore giù al faro....ti amo davvero....ti amo lo giuro..." senza che nel frattempo qualcuno ti rubi l'auto, o la borsa o un rene...
Il processo di identificazione generazionale raggiunge l'apice nel quadretto di famiglia in un interno di piattezza amorale ai Parioli.
Se sei una madre alto borghese e tua figlia quindicenne nell'ordine 1.dorme con il cellulare in mano 2. si impasticca 3.rimane vittima della punizione divina (il figlio della colpa!!!!) dopo un rapporto di oblio chimico-erotico nel bagno di una discoteca, NON DISPERARE. Grazie al cielo c'è tuo marito che invece di randellare la figlia idiota (come avrebbe fatto mio padre) si dimostra comprensivo, la giustifica, l'aiuta e l'abbraccia come se calare, scopare, scordare con chi, ritrovarsi un figlio e forse abortire fosse, tutto sommato, normale e, anzi, non necessariamente un problema. "Cosa dirà la gente?"- dice la madre. "Chissenefrega della gente"- dice il padre.
Se vogliamo rimanere su questo psicodramma dell'adolescenza devastata da droghe sintetiche e sesso in cesso, altri autori hanno dato miglior prova.
Poichè un giudice ha stabilito che il "Vaffa" non è più un'offesa: MOCCIA&Co. VAFFANCULO!!!!!!